Calcolo del TFR (Trattamento di Fine Rapporto)
Il TFR è la somma che il datore di lavoro accantona ogni anno e che ricevi quando il rapporto di lavoro si chiude, qualunque sia il motivo: dimissioni, licenziamento, pensione o scadenza del contratto. Non è un'indennità di licenziamento — quella si tratta a parte — ma retribuzione differita che ti spetta sempre. Questa calcolatrice applica il meccanismo dell'articolo 2120 del Codice Civile per stimare quanto hai maturato, partendo dalla retribuzione annua lorda, dagli anni lavorati e dall'inflazione del periodo.
Stima secondo l'art. 2120 del Codice Civile: ogni anno matura la RAL divisa per 13,5 meno lo 0,50 % destinato al Fondo di Garanzia INPS, e il fondo già accantonato si rivaluta dell'1,5 % fisso più il 75 % della variazione dell'indice FOI ISTAT. Non considera anticipazioni già percepite, periodi di aspettativa non retribuita né il TFR destinato a un fondo pensione complementare, dove la rivalutazione dipende dal rendimento del fondo. La tassazione finale alla liquidazione avviene per tassazione separata sulla base del reddito dei cinque anni precedenti. Rivolgiti a un consulente del lavoro per il tuo caso.
TFR maturato netto
Fondo lordo:
Quota di ogni anno
Rivalutazione cumulata
Imposta sostitutiva (17 %)
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Come funziona
Ogni anno si accantona una quota pari alla RAL divisa per 13,5. Da quella cifra si sottrae lo 0,50 % della RAL destinato al Fondo di Garanzia INPS, l'assicurazione che paga il TFR se l'azienda fallisce. Con una RAL di 30.000 €, il conto dà 30.000 ÷ 13,5 = 2.222,22 €, meno 150 € di contributo: 2.072,22 € di accantonamento effettivo per quell'anno. Quello che è già nel fondo non resta fermo: ogni 31 dicembre si rivaluta a un tasso composto dall'1,5 % fisso più il 75 % della variazione dell'indice FOI pubblicato dall'ISTAT. Con un'inflazione del 2 %, il tasso dell'anno è 1,5 % + 1,5 % = 3 %. Un dettaglio che quasi tutte le calcolatrici saltano: la quota dell'anno in corso non si rivaluta, solo il saldo precedente. Su quella rivalutazione il datore versa un'imposta sostitutiva del 17 %, prelevata direttamente dal fondo: per questo il netto che vedi qui è il lordo meno quell'imposta.
I tre pezzi del calcolo, come li fissa la legge
L'articolo 2120 del Codice Civile fissa ogni componente del TFR. Queste sono le regole esatte applicate dalla calcolatrice:
| Componente | Regola di legge | Base di applicazione |
|---|---|---|
| Quota annua | RAL ÷ 13,5 | La retribuzione lorda dell'anno, comprese tredicesima e quattordicesima |
| Contributo Fondo di Garanzia | 0,50 % della RAL | Si sottrae dalla quota; finanzia il fondo INPS che copre i fallimenti |
| Componente fissa di rivalutazione | 1,5 % annuo | Il fondo accantonato al 31/12 dell'anno precedente |
| Componente variabile | 75 % della variazione FOI | Indice ISTAT dei prezzi al consumo per operai e impiegati |
| Imposta sostitutiva | 17 % della rivalutazione | Solo la rivalutazione, mai le quote versate |
Lasciarlo in azienda o destinarlo alla previdenza complementare
Ogni lavoratore sceglie se il TFR resta in azienda o va a un fondo pensione complementare. La scelta cambia radicalmente come cresce il denaro e come viene tassato:
| Aspetto | TFR in azienda | TFR al fondo pensione |
|---|---|---|
| Rendimento | 1,5 % + 75 % del FOI, garantito per legge | Dipende dal rendimento del fondo scelto, senza garanzia |
| Tassazione del rendimento | Imposta sostitutiva del 17 % | Imposta sostitutiva del 20 %, ridotta al 12,5 % sui titoli di Stato |
| Tassazione alla liquidazione | Tassazione separata sul reddito di 5 anni | Dal 15 % al 9 %, in calo di 0,30 punti l'anno dopo il quindicesimo |
| Disponibilità | Anticipo del 70 % dopo 8 anni, per causali tassative | Anticipi secondo il regolamento del fondo |
| Contributo del datore | Non previsto | Molti CCNL aggiungono un contributo datoriale se aderisci |
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Preguntas frecuentes
- Mi spetta il TFR se mi dimetto?
- Sì. Il TFR si paga ogni volta che il rapporto di lavoro si chiude, indipendentemente da chi lo chiude e dal motivo. Dimissioni volontarie, licenziamento, pensione, scadenza di un contratto a termine o chiusura dell'azienda: in tutti i casi ti spetta per intero. È questa la differenza sostanziale con le indennità di licenziamento, che invece dipendono dalla causale.
- Perché si divide per 13,5 e non per 12?
- Il divisore 13,5 è fissato dalla Legge 297/1982 e non corrisponde a una mensilità esatta. Nasce dal ripartire la retribuzione su tredici mensilità e mezza, cifra concordata nella riforma che ha sostituito la vecchia indennità di anzianità. In pratica rende la quota annua un po' inferiore a un mese di stipendio: con tredici mensilità da 2.308 € l'anno la quota si aggira sui 2.222 €, non 2.308 €.
- Posso chiedere un anticipo prima di andarmene?
- Sì, a certe condizioni. Dopo otto anni nella stessa azienda puoi chiedere fino al 70 % di quanto maturato, e solo per causali tassative: spese sanitarie straordinarie, acquisto della prima casa per te o per i figli, oppure periodi di congedo parentale o formativo. L'azienda può limitare gli anticipi al 10 % degli aventi diritto e al 4 % dell'organico complessivo in ciascun anno.
- Quanto tempo passa dalla cessazione al pagamento?
- I CCNL fissano il termine, di solito da trenta a quarantacinque giorni dalla data di cessazione. Se il TFR è in un fondo pensione i tempi seguono il regolamento del fondo e tendono ad allungarsi. Quando l'azienda è insolvente interviene il Fondo di Garanzia INPS, che paga dopo la verifica del credito nella procedura concorsuale: un passaggio che può richiedere diversi mesi.
- La rivalutazione copre l'inflazione?
- Solo in parte, ed è una scelta del legislatore. La formula riconosce il 75 % della variazione FOI più un 1,5 % fisso: con inflazione bassa il TFR guadagna potere d'acquisto, con inflazione alta lo perde. Al 2 % di inflazione il tasso è del 3 % e ci guadagni; all'8 % arriva al 7,5 % e perdi mezzo punto reale. L'1,5 % fisso è ciò che attutisce gli anni di prezzi stabili.